martedì 7 maggio 2013

Lui era li



Lui era li, disteso al dì la del burrone, pareva sospeso nell'aria.
Mi avvicinai il più possibile ed era proprio cosi; lui era sospeso nel vuoto.
Non so come era finito al di là del limite dello strapiombo eppure nessuno poteva negare che non si era sfracellato in terra.
Ero distante pochi metri però non credo che avrei potuto afferrarlo, rischiavo di cadere in basso ed io , sì io ero sicuro che sarei caduto. Immaginavo già il mio corpo volare nel vuoto; non so se avrei mai avuto paura; solo un lungo viaggio breve quanto il mio respiro, quanto una scintilla che dalla brace emerge morendo subito dopo ma lungo, lungo quanto deve essere un'intera vita. Poco importa se poi il mio corpo avrebbe toccato terra con violenza e il suolo, troppo duro per attutire la mia caduta non avrebbe permesso al mio corpo di passargli attraverso; anzi avrebbe distrutto prima la mia pelle, poi le mie ossa e tutto quello che è tra loro, il mio derma,le mie vene che si sarebbero sicuramente strappate. Quando la testa avrebbe toccato il suolo cadendo da quell'altezza probabilmente i miei occhi sarebbero schizzati fuori dalle orbite, la mia scatola cranica si sarebbe fratturata ne sarebbe uscito il liquido che attutisce gli urti ed il mio cervello si sarebbe sparso tutt'attorno; il mio cervello, la cosa ched di me amavo di più.
Il mio cervello, il mio cavolo di cervello che non riusciva a capire come mai lui non cadesse; mi veniva voglia di urlargli "SVEGLIA IDIOTA; NON VEDI CHE SEI MORTOOO" cavolo se mi sarebbe venuta voglia; ma qualcosa mi trattenne e d'un tratto lo capì.
Cavolo, fu un'illuminazione lui non sapeva, lui non sapeva di essere in aria.
Lui era arrivato lì nel sonno, probabilmente era rotolato verso il burrone ed era andato oltre senza accorgersene; semplicemente lui era convinto di stare al sicuro sul terreno amico.
Tornai al capanno degli attrezzi, volevo avere la prova che quello che pensavo fosse proprio così; presi una corda ed un bastone ricurvo, gettai la corda sul corpo e cercai, con l'aiuto del bastone di fargli un nodo, in pochi tentativi ci riuscì. attaccai un capo ad un albero abbastanza robusto e provai a chiamarlo, lentamente, con calma:
"Alfio, Alfio ...sveglia" provai più e più volte ma non riuscì ad ottenere nessuna risposta, allora urlai con quanto fiato avevo in gola
"SVEGLIAAAAAA"
Allora guardai meglio. Ero io quello in bilico nel vuoto o meglio il mio volto che fino a quel momento avevo visto solo allo specchio, il mio corpo che non ho mai conosciuto realmente. Ero io che ero caduto fracassandomi il cranio. Vidi il mio corpo in basso , spalmato impietosamente sul terreno arrossato. La mia Anima ancora dormiva aleggiando sul mio corpo senza alito di vita ed il mio Spirito , finalmente sveglio aveva compreso.
Alfio Armando Licciardello

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