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Apocalisse


Stimolo  viaggiatori  all'amplesso.

Graffia sul vetro il becco del corvo
Recalcitranti schiavi si graffiano le carni putride.
Cocci si rompono sotto i colpi del buio.
Crateri senza forma da cui vomita lava
nell'esistente rintoccano campane sorde.


Lilith ha sedotto Adamo 
Senoy urlava
Semangeloff guarda annoiato
Lucifero si unisce al banchetto.


Il demone conduce all'antro
la salvezza è vicina.


Le streghe strappano i capelli
le pie danzano un sabba
Urla strazio sangue di pustole infette.


Nel buio illuminano trombe
La festa è arrivata
La casa è distrutta
Il tempo ha cessato di scappare
qualcuno lo ha preso a calci in culo.


Santi che si versano miele di fuoco
La luce ha spezzato le unghia del buio
Il diavolo è caduto ed il mare divenuto cielo.


Latrano cani attaccati nella vergogna
scimmie omosessuali si accoppiano urlando alla luna


L'ombra del sole si è spenta
la faccia oscura è comparsa.


E' arrivata la FINE

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Il mondo accartocciato

E il mondo si accartoccia su se stesso depresso sbadiglia  si acciglia ed osserva  la paccottiglia che si insinua si trastulla  fanghiglia che si atteggia  che dileggia  che trova un nesso  tra quel che sembra e ciò che non è vero. Nessun sentiero tranne quello indicato. Il morto non ha fiato da spendere  è solo un altro fesso che di vivere ha smesso. Conta il potere , il successo  il gioco perverso dietro le maschere gaudenti. Assenti il giudizio, la verità , il rispetto. Buttati dal tetto per lo sconcerto dei passanti. Fanculo agli assenti  gli astanti brindano ad acqua e chi è oltre il parapetto non è perfetto. Scacco matto al genere umano evviva la regina ed il re che la segue. Il popolo continua a farsi le seghe   e l’onanismo è Benedetto. Perfetto l’inchino  con le spalle al potente . La tavola è appesa al muro  e sollazza chi si ammazza di fumo. Scemo chi legge si legge e chi si ribella è un minchione... Alfio Licci...

L'alba

Verrà la rugiada avrà il mio sapore. Apri la tua bocca sazia la mia sete. Nei tuoi occhi vedo il fuoco che alimenta il mio corpo. Le tue labbra essenza d'ambrosia che avverto nella pelle. Nel buio avremo, complice il silenzio; solo l'eco dei nostri respiri l'uno nell'altro smarrito fino a trovare il centro; e lì restare sempre più dentro, fregandocene di perdere il controllo. Come animale a cui danno del cibo Sarai la mia preda ed Io ti prenderò con forza fino a rasentare la violenza Sarò succube e carnefice il tuo pasto la fiera. Le unghia che mi sfiorano le carni e la mia pelle esulta. I morsi ed io dentro solo, unico. Io e te insieme lottiamo una battaglia senza vinti. Ansimanti raggiungiamo l'estasi che solo l'alba può comprendere.

Do, voce del verbo donare-poesia intimista

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