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Tzeraf

La Luce fioca si sfiocca
nelle mille vite.
Penetra il buio e si espande.
Divenendo fiamma
accende.
Libere parole
libere frasi
tutto il resto è preso
rinchiuso
disatteso.
Volano molecole di vento
fluttuando nello spazio.
Il mondo è un vecchio sazio
turlupinato e scaltro.
Si stacca l'olio dalla cenere
Venere balla su Mercurio
Saturno si fonde
effonde Marte geloso con la spada del Sole
Giove saggio porta attorno il silenzio.
Etere senza forma
diviene forma all'interno dei corpi
legame senza lacci.
Obnubila la mente
il pensiero presente
l'odore dei corpi
il sapore asfissiante del tuo sesso.
Il pensiero si fa ossesso
e Mercurio si fa Sale.
Assale il corpo lo spirito non senziente
e l'anima si gode la partita.
Nessuna storia iniziata
nessuna finita.
Non esiste una linea

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Il mondo accartocciato

E il mondo si accartoccia su se stesso depresso sbadiglia  si acciglia ed osserva  la paccottiglia che si insinua si trastulla  fanghiglia che si atteggia  che dileggia  che trova un nesso  tra quel che sembra e ciò che non è vero. Nessun sentiero tranne quello indicato. Il morto non ha fiato da spendere  è solo un altro fesso che di vivere ha smesso. Conta il potere , il successo  il gioco perverso dietro le maschere gaudenti. Assenti il giudizio, la verità , il rispetto. Buttati dal tetto per lo sconcerto dei passanti. Fanculo agli assenti  gli astanti brindano ad acqua e chi è oltre il parapetto non è perfetto. Scacco matto al genere umano evviva la regina ed il re che la segue. Il popolo continua a farsi le seghe   e l’onanismo è Benedetto. Perfetto l’inchino  con le spalle al potente . La tavola è appesa al muro  e sollazza chi si ammazza di fumo. Scemo chi legge si legge e chi si ribella è un minchione... Alfio Licci...

L'alba

Verrà la rugiada avrà il mio sapore. Apri la tua bocca sazia la mia sete. Nei tuoi occhi vedo il fuoco che alimenta il mio corpo. Le tue labbra essenza d'ambrosia che avverto nella pelle. Nel buio avremo, complice il silenzio; solo l'eco dei nostri respiri l'uno nell'altro smarrito fino a trovare il centro; e lì restare sempre più dentro, fregandocene di perdere il controllo. Come animale a cui danno del cibo Sarai la mia preda ed Io ti prenderò con forza fino a rasentare la violenza Sarò succube e carnefice il tuo pasto la fiera. Le unghia che mi sfiorano le carni e la mia pelle esulta. I morsi ed io dentro solo, unico. Io e te insieme lottiamo una battaglia senza vinti. Ansimanti raggiungiamo l'estasi che solo l'alba può comprendere.

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